Sono in Australia da ormai tre mesi e mi accorgo di più ogni giorno che qui le cose sono realmente diverse dal vecchio continente, e non solo perchè l’acqua del gabinetto gira al contrario…
Dopo tre mesi mi viene ancora naturale attraversare la strada guardando a sinistra con il risultato che ogni tanto rischio di essere stirato. In compenso cammino sulla sinitra e sembro un “local”. Anche le scale mobili subito erano un problema, io mi mettevo sulla destra, e gli australiani normalmente superano su quel lato, con il risultato che mi accorgevo alla fine della scala che dietro di me era pieno di gente che andava di fretta intoppata dalla mia presenza sul lato sbagliato della scala mobile che cercava di segnalarmi la cosa tossendo o battendo I piedi.
Mi sono abituato a vivere in una casa senza il riscaldamento nonostante fosse inverno. Ho scoperto il piacere di fare colazione alla mattina sulla veranda della mia tradizionale, vecchia casa guardando la città moderna e scintillante con i suoi grattacieli dall’altra parte del fiume. Adore le città attraversate da un grande fiume. Cammino, cammino moltissimo. La città è grande e così lo sono le distanze. Cammino e mi guardo attorno, cammino e imparo un sacco di cose, cammino e vedo gli sguradi delle persone attorno a me.
Ho iniziato l’entusiasmante avventura universitaria presso la Queensland University of Technology (QUT). Una realtà completamente diversa da quelle vissute in Italia e in Spagna. Qui sto facendo un master e la quantità di lavoro è impressionante, molto più di quello che pensavo, ogni settimana ho delle presentazioni inidividuali o di gruppo, dei case analysis o dei reports. Gli australiani, come gli inglesi e gli americani, adorano mettere un limite al numero di parole nei lavori da presentare e che vanno matti per le bibliografie. Usano dei software per verificare che i nostri lavori non siano copiati dal web, dai giornali o dai libri ( è un sistema complicatissimo che ogni giorno viene aggiornato e fa capo ad un database centrale in Australia a cui collaborano tutte le università. Se si lavora di copia e incolla è facile essere beccati con il risultato che si viene espulsi al secondo avvertimento) . Ho imparato a studiare in biblioteca che era una cosa che odiavo in Italia, ma qui è diverso, è un ottimo posto in cui lavorare e conoscere persone. Gli australiani vengono a scuola con il costume e le infradito, alcuni senza scarpe, eppure siamo in una metropoli. I docenti mi chiamano per nome. Fuori dalla finestra ci sono le palme e gli eucalipti. Torno a casa e sono contento di quello che sto studiando e di come lo sto studiando. Non mi succedeva da troppo tempo.
Gli Australiani hanno un nomignolo per ogni cosa e possono storpiare il mio nome in almeno venti modi diversi. Gli elettricisti si chimano sparky, per chiedere una birra si dice coldie, un documentario è un doco e per concludere in bellezza la toilette è detta shit house. Ah dimenticavo, gli australiani non sono gli Australians, ma gli Aussies (che si pronuncia ozi).
Ho la sensazione che questo paese si stia sviluppando ad una velocità impressionante. Costruiscono case a vista d’occhio e la disoccupazione quasi non esite. Sento nell’aria i soldi che si muovono. I costi di tutti i giorni sono leggermente inferiori a quelli europei, la vera differenza è sulle cose impegnative, come la casa, le assicurazioni, l’istruzione e soprattutto le tasse. Gli articoli più in voga attualmente sono i water tank (per collezionare l’acqua piovana), le assicurazioni sulla vita, i piani previdenziali prima del pensionamento e le case. Non sono interessati come noi agli status symbols, machine, vestiti ecc. Alla televisione il 50% delle pubblicità sono governative per informare gli australiani sull’influenza e come prevenirla, sulle pensioni, sugli anziani a casa da soli, sulle malattie più comuni e come non farsi trovare impreparati, sui posti di lavoro, sulla droga, sull’istruzione, sull’ alcohol, su come costruire una famiglia, su come ricevere fondi per ogni cosa vi venga in mente e spesso solo per ricordarvi che il governo australiano vi ama e che siete tutti delle brave persone. Lo trovo confortante e da un senso di comunità che non avevo mai visto prima. Lovely.
Mi sono ormai rassegnato a non trovare le cose che mi servono per cucinare al supermercato, in compenso adesso so come usare il latte di cocco, il ginger ed un sacco di verdure che noi non abbiamo. Ho invece scoperto la gioia di fare spesa al sabato mattina in un grande mercato vicino a casa. La frutta, la verdura i colori e gli odori, il tutto in un’atmosfera hippie. Compro quello che mi seve poi mi appoggio ad un eucalipto bevendo una tazza di te comprata alla bancarella accanto mentre ascolto un gruppo improvvisato composto da un violino un didgeridoo e un flauto. Un sogno.
Ho imparato una cosa fondamentale, ad essere un po’ più umile e a chiedere aiuto quando ne ho bisogno. Ho messo da parte un po’ di orgoglio per fare posto al suggerimento di un amico. Ho imparato che scambiarsi informazioni è davvero fondamentale quando si è così lontani da casa immersi in un mondo totalmente diverso. Ci si sente meno soli e più utili. Si impara molto di più e prima.
Dopo tre mesi mi scende ancora una lacrima se penso che sono così lontano da casa. Poi realizzo che sono dannatamente fortunato e che anche un po’ di malinconia servirà a rendere questa esperienza indimenticabile.
Un aussie ciao a tutti !!!